Wednesday, January 10, 2007

Profumo di mistero

Timonavo un 12 metri bialbero che filava sull’acqua blu cobalto. Le onde si spezzavano in due sulla chiglia rosso fiammante. 16 nodi di vento gonfiavano la randa inclinando l’imbarcazione. Sentivo il mare sulle guance e il vento salato bruciava occhi e labbra. Ero un capitano senza mozzi e marinai. Non avevo meta ma la bussola segnava la rotta giusta e cavalcavo un vento perfetto. In un orecchio il canto del mare, nell’altro una fastidiosa melodia digitale. Insistita. Persistente. Un suono dal volume crescente s’infilava come un insetto indesiderato nel mio timpano.
Continuo e costante. Fastidioso ronzio tra le onde.
Mi svegliai di soprassalto con un piccolo scatto muscolare. Accanto a me il cellulare emanava luce arancione e trillava stridulo.
Bocca impastata. Una costante mattutina di quei mesi randagi.
-Pronto Ale ti ho svegliato?- la voce di Sara educata e composta mi fece cadere in mare.
-No. Ero in bagno dimmi tutto-
-Volevo parlarti. Caffè da me?-
-Va bene. A dopo-
Chiamai immediatamente Matteo. Nessuna risposta.
Ore 12:15 am. Tornai sottocoperta pregustando il caffè alla crema di Sara che mi avrebbe svegliato a un orario più accettabile.
Qualcosa mi si appicicò sotto la coscia destra. Un biglietto grande come un foglio A4.

Ciao Alessandro buona giornata. See you. xxx Kelly.

Sedotto e abbandonato in una notte.
Rimasi diversi minuti sotto il piumone inspirando l’odore di sesso e alcool diffuso in tutta la stanza.
Avevo una voragine nello stomaco. Aprii il frigo e un bagliore illuminante di vuoto mi accecò. Karin si nutriva di fiocchi di mozzarella e insalatine senza olio. Yoko si friggeva anche le unghie. Io non facevo la spesa da giorni.
Non potevo uscire nelle condizioni in cui ero e sarei svenuto in doccia dalla fame.
Una scatoletta di tonno fece capolino dal ripiano statunitense. La sbranai direttamente dalla scatola con un po’ di pane del giorno prima, appellandomi al piano Marshall e agli aiuti umanitari.
Provai a richiamare inutilmente Matteo.
Sara mi aspettava.
Era sola in casa e la sua cucina era invasa da libri e appunti di Sociologia II.
Matteo le aveva detto che era andato a Roma da un amico e che l’avrebbe chiamata stamattina. Non era da lui. Era molto preoccupata e cercò con domande a trabocchetto di incastrarmi. Ne sapevo meno di lei.
Mi confidò che ultimamente le cose tra loro due non andavano bene. Matteo era assente, nervoso e disinteressato ai suoi problemi. Ora questa improvvisa fuga senza notizie l’aveva messa in allarme.
Sara era la ragazza più flemmatica che avessi mai conosciuto. Calma e glaciale nelle situazioni più difficili. Ma possessiva e gelosa come una leonessa a cui avevano rubato i cuccioli. Cercai di tranquillizzarla mentre artigliava il telefono e malediceva ogni squillo a vuoto.
Immaginai Matteo che ardeva in un letto di peccato con una cubista conosciuta in una discoteca romana, l’ipotesì mi divertì malignamente ma non stava in piedi.
Pensai che avrei voluto rivedere Kelly mentre Sarà riuscì a calmarsi ripetendomi con foga un intero interminabile capitolo sulla devianza minorile.
Il telefono di casa la fece scattare con occhi indiavolati sulla cornetta.
Era Matteo.
Si chiuse in stanza con discrezione.
Chiamai Kelly. La signorina della compagnia telefonica mi mise tristezza.
Cominciò a piovere. Forse sarei riuscito a passare all’agenzia di viaggi.
La leonessa tornò dopo 20 minuti serena e di nuovo con i cuccioli al suo fianco.
Declinai il suo invito a cena con garbo.
Se avessi avuto un decimo dell’abilità diplomatica di Matteo forse io e Giorgia saremmo ancora insieme. O forse no.
Kelly dove sei?
Camminavo nel deserto dei miei pensieri. Oasi e miraggi.
Viaggi e Miraggi. L’insegna gialla e verde fermò i miei occhi. La porta trasparente su cui campeggiava si aprì automaticamente senza darmi il tempo di decidere di varcarla.
Destino pensai.
Aspettai il mio turno sfogliando opuscoli che promettevano relax caraibico e mare cristallino. Io ero nato nel mare cristallino. Cercavo qualcos’altro.
-Vorrei partire per Capoverde- dissi scandendo le sillabe come fosse una parola magica.
Gli occhi castani della rossa banconista si illuminarono. Era stretta in una camicia bianca sagomata colletto e polsini rigidi ma aveva labbra morbide e capelli ricci e vaporosi.
-Ci sono delle ottime occasioni proprio in questi giorni con la TransTravel. –Quando vorrebbe partire?-
Destino ripensai.-In questi giorni- risposi con la sicurezza di James Bond quando ordina un martini.
Aspettai in stato di trance, ipnotizzato dal ticchettio sul terminale delle sue lunghe dita improvvidamente smaltate di nero.
Prenotai un Milano-(verificare il volo..) il 19 aprile.
Mancava una settimana esatta. Lasciai 200 euro d’acconto. Era un biglietto aperto. Mi piacque quell’aggettivo accostato all’idea del viaggio. Costo totale del volo 800 euro. Da saldare entro quattro giorni dalla partenza.
La rossa riccia mi disse arrivederci e aggiunse qualche raccomandazione sul volo. Ma io non la sentivo più. Uscii dall’agenzia con passo leggero, mi sentivo già libero mentre la pioggia grigia come le sbarre solcava il mio viso.
Rifiutai anche l’invito a cena di Tommy.
Tornando a casa mi ero concesso due bistecche di chianina e un Pomino rosso.
Karin in assetto da guerriglia spalleggiata da un ragazzone biondo dal bicipite grosso come la mia coscia, minacciò di non pagare l’affitto del mese. Tirai fuori dalla busta un barattolo di tonno al filetto e lo poggiai sul tavolo. Una smorfia simile a un sorriso le illuminò finalmente il viso e sancì l’armistizio.
Si rinchiuse in camera insieme all’energumeno balestrato.
La mia cena solitaria fu disturbata dalle sue grida un po’ forzate.
Chiamai Kelly la seconda volta. Non rispose.
-Fanculo-
Ultra dei Depeche Mode coprì ogni rumore.
Devo proprio partire.
Lasciatemi solo.

1 Comments:

Anonymous Anonymous said...

Questo racconto fa davvero schifo! A lavorareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!

6:38 AM  

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