Friday, November 03, 2006

Condor 177

“Condor 177 a Elmas mi sentite? Passo”

“Avanti Condor 177 vi sentiamo forte e chiaro. Qual è la vostra posizione?”

“Sorvoliamo Capo Carbonara, fra qualche istante saremo sull’obbiettivo a Capo Ferrato”

“Condor 177 quale obbiettivo?
“………………………………………………………………………..”

“Condor 177 mi sentite passo?”

“………………………………………………………………………….”

“Condor 177 qual è la vostra posizione?”
Il fruscio del nastro che moriva, si insinuò come un tarlo nelle nostre menti. Il silenzio tra noi, era talmente intenso, che il rumore di fine registrazione ci fece sobbalzare.
Quale obbiettivo?. Quale dannato obiettivo poteva avere l’elicottero della Guardia di Finanza, che si era alzato in volo il 2 marzo di quell’anno, per una semplice missione di controllo?.
Per 5 lunghissimi minuti nessuno proferì una sola sillaba.
Come mio solito, decisi di spaccare i nostri pensieri solitari e farli quantomeno incontrare.
Accesi lo spinello di maryuana che avevo accuratamente rollato, e mi rivolsi a Giulio, che passeggiava avanti e indietro tra la finestra e il tavolino dello stereo.

-Aspetta. Manda leggermente indietro il nastro e riascoltate attentamente-

“....ndor 177 qual è la vostra posizione?...shshsh..frrr …..click”
-Merda. Mi sembrava di aver sentito qualcosa prima della fine!-
Giulio e Matteo mi rivolsero un’occhiataccia.
Non ti basta quello che ti ho portato? disse Giulio con fare perentorio.
-Altro che avvocato, tu dovresti fare il ladro mio caro, sei sempre stato il numero uno nel fottere il prossimo- risposi.
-Io non vedo differenza- aggiunse sogghignando Matteo. Non lavori già per uno dei più famosi “ladri” di Firenze?-
-Ehi ragazzi, andiamoci piano con queste banalità…tra poco sarete avvocati pure voi…difendiamo la categoria..-
Matteo, fece una lunga boccata dopo che gli passai lo spinello. Ci guardammo complici sapendo che nessuno di noi due quell’anno, avrebbe sostenuto l’esame di stato per esercitare la professione.
-C’è un’altra cosa che vi devo dire ragazzi. Toglietevi tutte le velleità eroiche, se mai esse abbiano albergato nel vostro animo da pusillanimi. E’ stato apposto il segreto di stato su questa vicenda-
Era sempre un piacere ascoltare il tono dissacrante e plasticamente aulico di Giulio, ma quell’ultima frase fu come una frustata, di quelle che ti lasciano il segno, di quelle che ti fanno ricordare i libri letti, i film già visti, le discussioni interminabili che sembrano sempre rivolgersi a fatti lontani, buoni per inveire e difendere ideali, ma mai cosi vicini, mai così reali e vivi, davanti ai nostri occhi e le nostre orecchie.
Teo non leggeva romanzi. Lo annoiavano. Ma con voracità animale consumava ogni libro, ogni saggio sui grandi misteri del nostro paese. Ustica, stazione di Bologna, Italicus, erano la sua ossessione e passione. Stralci processuali, inchieste, libri di pentiti, di giornalisti di giudici e di presunti colpevoli. Sottolineava. Evidenziava. Ricordava. E s’incazzava. Esattamente un anno prima, era riuscito a portarmi a una manifestazione di commemorazione, organizzata dall’associazione delle vittime della strage alla stazione di Bologna. Smisi di leggere solo romanzi e giornali sportivi. E da quel giorno, cominciai a incazzarmi un po’ anch’io.
La porta del piccolo salottino si aprì improvvisamente.
-Allora maschioni venite a mangiare o no?-
La voce pacata, ma decisa di Sara, ci accompagnò in cucina dove ci aspettavano Chiara e una profumatissima pasta alle sarde.
Io e Teo eravamo visibilmente turbati, ma la fame chimica ebbe il sopravvento.
Eccomi qui, single davanti a due coppie, ormai mi accadeva sempre più di frequente. Ora potevo davvero dire di stare bene. Giorgia era un ricordo lontano, un piacere latente, una brace viva ma coperta di cenere.
Mi divertivo a guardare le scenette affettuose di Matteo. Mai mi sarei aspettato la sua decisione di andare a convivere con Sara. Cominciavo a pensare che l’immagine di me di me quarantacinquenne, ciuffo bianco e ruga sugli occhi, all’entrata di qualche discoteca per teenagers, si sarebbe potuta tramutare in realtà.
Sara era una ragazza carina, lunghi e voluminosi ricci neri, incorniciavano un volto pallido dai lineamenti dolci e regolari. Amava leggere e guardare film impegnati e noiosi, lavorava per la sede italiana di una ONG a Firenze. Calma e riservata. Perfetta per Marco. Quindi assolutamente lontana dalla donna che io avrei voluto.
-Ale ma uno straccio di donna proprio non riesci a tenerlo?-, mi disse sorridendo mentre versava nel mio piatto un altro po’ di spaghetti.
-Ma non vedi che è uno straccio di uomo?-, dissero quasi all’unisono Giulio e Matteo entrambi con la bocca piena.
Pioveva da due giorni. Ininterrottamente come piove a Firenze quando decide di piovere.
Era un aprile particolare per me e per Matteo, erano passati pochi mesi dalla nostra laurea. Io nel giro di pochi giorni avrei dovuto iniziare uno stage al quotidiano toscano La Nazione. Non avevo la minima intenzione di fare l’avvocato.
A dirla tutta non ne sarei mai stato capace.
Il mio amico era nella tipica fase che io chiamo di “riflessione plantare”, nel senso che rifletti e rifletti. E rifletti ancora. Pensi e pensi. Ma ti guardi sempre i piedi e non vai avanti, non apri gli occhi e non decidi.
Ci mantenevano i soldi di mamma e papà, e altre entrate occasionali, o non legali.
Ero rimasto l’unico dei miei amici che ancora comprava un pò di fumo, ma quell’erba, la fantastica cucina pugliese di Sara e l’ultimo cd dei Radiohead ci fecero mangiare e parlare di gusto.
Giulio e Chiara, la sua splendida quanto anonima fidanzata se ne andarono presto. Io rimasi fin che gli sguardi affettuosi tra Marco e Sara non si tramutarono in desiderio.
Non una sola parola fu detta, su quanto avevamo ascoltato insieme poche ore prima.
Fumai da solo la canna della buonanotte. Attraversai Pontevecchio, e la sua guardia giurata, colta da sonno incontrollabile n,ell’abitacolo freddo e scomodo di una panda bianca. Osservai una ad una le sculture sotto la loggia, in una piazza della Signoria deserta. Un sassofono riempiva di note tristi gli Uffizi, mi sentivo leggero mentre sotto il porticato di via dei Georgofili , pensavo che forse anche noi avevamo apposto il nostro personalissimo segreto di stato.

5 Comments:

Blogger miki755 said...

Bravo davvero interessante, la sostanza mi pare che ci sia tutta!!! Mah, permettimi un piccolo suggerimento, dovresti sviluppare alcuni punti per dare una maggiore suspence, e far parlare di più i luoghi che senz'altro ti aiuteranno moltissimo vista la bellezza della sardegna in tutti i suoi spazi piccoli o grandi. Ciao buon lavoro, michele, milano.

10:28 AM  
Anonymous Anonymous said...

Bè devo dire che Miki di Milano ha proprio ragione la Sardegna ti può davvero aiutare con le sue bellezze!!! E tra i molti blog che ho letto, compresi quelli degli scrittori, sei uno tra i più interessanti. Complimenti. Fabrizio, Genova.

7:19 AM  
Anonymous Anonymous said...

Scrive bene anche se mi pare che i luoghi mi pare che non debbano parlare più di tanto per smentire miki,considerata la storia che sviluppi. Anche io scrivo delle poesie, anche se non credo di essere granchè? ma come faccio a fare un blog? ciao buon divertimento e un saluto da giuseppe

3:14 AM  
Anonymous Anonymous said...

Si, spazio ai luoghi ma in relazione ai personaggi.
scrittura dinamica avvincente e giovane,si,qua si descrive lil mondo dei trent'enni così come realmente è....

1:11 AM  
Anonymous rachele said...

E ti chiedi se scrivi bene! la storia è appassionante, ben condotta, la suspence c'è, eccome! Daccene ancora! Ra.

7:29 AM  

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