Resta così
Che ne dici mi fermo qui?-
-Mi sembra ottimo. Scendiamo e fumiamoci una paglia davanti al mare-
Il maestrale che si era alzato con puntualità incredibile come quasi ogni pomeriggio, raffreddava una giornata invernale comunque soleggiata e splendida.
Parcheggiammo la macchina proprio davanti all’ultimo lembo di costa sotto al quale cominciava la spiaggia, diventata una sottile lingua di alghe nere e sabbia biancastra a causa delle mareggiate degli ultimi giorni.
Avremmo potuto gustarci la sigaretta seduti in macchina e guardare le onde incresparsi godendoci un pò di buona musica. Ma avevamo bisogno di sfamare le narici con l’odore del nostro mare, che da troppi mesi non assaporavamo.
- Per me è come una droga. Una sorta di brodo primordiale.- Stavo per lanciarmi in un mio tipico discorso infarcito di ricordi, melanconie, e strascichi di patetismo, ma Matteo ormai un paio di metri avanti a me non poteva più sentirmi.
I miei melensi flashback privati dei suoi commenti dissacratori e iperrealistici non avevano alcun senso.
Accesi la sigaretta in silenzio.
Aspirai avidamente e sorrisi nel vedere il mio amico contrito nella sua tipica postura. Bavero del cappotto nero rigorosamente alzato, mano sinistra a tenerne le due estremità sulla gola per evitare che un solo spiffero di vento potesse entrarvi, sguardo serio, quasi severo. Era teatrale e impostato e mi affascinava osservarlo e aspettare come avrebbe rotto il silenzio.
-Oh Ale…che pensi? Alle tue vecchie trombate in quella specie di grotta.. eh vecchio maiale?-
Annuii con ampi cenni del capo e pensai che forse era proprio lui il più melanconico tra i due. Poi con con due balzi cominciai a scendere sulla sabbia.
L’odore macilento delle alghe era intensissimo. Avevano quasi completamente invaso questa spiaggia che d’estate era invece un incanto. Riuscii comunque a saltare sopra una roccia e bagnarmi il viso e i capelli.
-Com’è?- da dove sei passato? urlò Matteo
-Da qui…dai taccagno, le ricompro io le scarpe se le bagni-
-Ma piantala! Certo che tu non hai problemi, sei sempre vestito come dieci anni fa…Johnny Depp dei poveri.. Giubbotto in pelle, maglia, occhiali da motociclista..ma piantamela e cresci razza di venditore di fumo-
Rideva come un bambino mentre mi sputava in faccia il suo sarcasmo e il suo finto disprezzo. Stavo per ribattere ma scoppiai in una risata irrefrenabile quando un pezzo di roccia argillosa crollò sotto il suo peso facendolo cadere come un salame sopra un letto di alghe puzzolenti.
-Non muoverti.. resta cosi-
Tirai fuori velocemente la macchina fotografica dalla custodia e fermai quell’immagine.
-Questa foto te la brucio… maledetto paparazzo…-
Ci saremmo presi per il culo anche in punto di morte.

3 Comments:
E il resto dov'è?? mica ci puoi lasciare così...finalmente si legge qualcosa di appassionante e non ci dai il seguito??...
credici...e buttati che sei forte!
COME DICE MANU ASPETTO DI LEGGERE COME ANDRA' A FINIRE, HO TROVATO IL RACCONTO MOLTO INTRIGANTE E CONCISO, MI PIACE MOLTO, MI HA FATTO RIVIVERE I TEMPI DA STUDENTE CHE BELLEZZA DE'. BRAVO CONTINUA COSI'!!
Bruno, perchè non stai scrivendo? Trova il tempo....sei bravo. Almina.
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